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Unicredit: crolla il valore in borsa

 

Ancora problemi per quella che è, a tutti gli effetti, la principale banca italiana, ossia Unicredit. Il titolo dell’istituto di credito ha perso, ieri, ben il 15% del suo valore in borsa.

Il crollo è dovuto ai problemi che la banca sta attualmente attraversando e alla sua ricapitalizzazione che sta creando non pochi problemi. Intanti i piccoli risparmiatori stanno perdendo tutti i propri soldi investiti nelle azioni Unicredit senza che nessuno li tuteli in alcun modo.

La domanda che molti di loro si pongono è: cosa posso fare ora? Cosa devo fare con le azioni Unicredit?

Il problema, a dir la verità, è più complesso di quanto non sembrerebbe. Infatti da lunedì, per effetto della ricapitalizzazione, tutti gli azionisti (compresi i piccoli) avranno la possibilità di esercitare le opzioni che danno diritto all’acquisto di 2 azioni al prezzo di poco meno di 2 euro ciascuna.

A questo punto molti risparmiatori, con la speranza di recuperare una parte dei soldi persi sarebbero disposti ad approfittare delle opzioni sperando che con il tempo il loro valore possa tornare su livelli interessanti.

Ma a questo punto la domanda che sorge spontanea è: investire in Unicredit è davvero sicuro?

Dare una risposta sarebbe molto azzardato in quanto in un contesto finanziario così complesso tutto è molto incerto. Tuttavia Unicredit è la prima banca italiana ed è davvero molto difficile pensare che ci possa essere l’interesse di andare verso un fallimento.

In ogni caso è comunque opportuno fare molta attenzione e investire sempre e solo dopo aver consultato il parere di un bravo consulente finanziario.

Riforma fiscale: nuovo volto dell’Irpef e aumento opzionale dell’ Iva

La riforma del fisco verrà compiuta entro tre anni,e sarà subordinata al vincolo dell’ invarianza dei saldi economici e finanziari. Un’ importante punto della riforma è quello relativo all ‘ Irpef che avrà un nuovo volto, con sole tre aliquote di base del 20, 30 e 40%, che saranno finanziate dalla modifica opzionale delle aliquote Iva prendendo sempre in considerazione l’eventuale inflazione generata da un aumento e razionalizzazione delle agevolazioni fiscali. Nella riforma fiscale , poi, prende posto la progressiva abolizione dell’Irap, con eliminazione totale dalla base imponibile del costo del lavoro. E’ prevista, poi, la previsione di un’imposta sui servizi che sostituirà varie imposte, e cioé l’attuale imposta di registro, le ipotecarie e catastali, il bollo, la tassa sulle concessioni governative e quella sui contratti di borsa, l’imposta sulle assicurazioni e sugli intrattenimenti. I pilastri della struttura fiscale saranno, quindi, costituiti, da cinque grandi imposte, ossia Irpef, Ires, imposta sui servizi, Iva e Irap, in attesa della sua abolizione. La riforma fiscale contempla, poi, la revisione degli indicatori di situazione economica equivalente. Si considererà maggiormente la composizione del nucleo familiare, mentre si razionalizzeranno i parametri (compresi quelli sulla reversibilità e invalidità) per usufruire delle prestazioni assistenziali.

Il San Raffaele rischia di fallire

E’ uno degli eventi che nessun imprenditore vorrebbe mai attraversare.E’ probabile che la procura di Milano presenti un’istanza di fallimento per l’ospedale San Raffaele, in quanto i suoi debiti ammonterebbero a circa 900 milioni di euro nei confronti di banche e fornitori. L’ eventualità è sempre più forte , soprattutto a seguito dell’ apertura del fascicolo sul suicidio di Mario Cal, al vaglio dei sostituti procuratori di Milano Luigi Orsi e Laura Pedio. In base a quanto prevede la disciplina fallimentare, se l’insolvenza sorge in pendenza di un procedimento penale il pubblico ministero può presentare l’istanza di fallimento. E’ facile , quindi, che la procura richieda il fallimento se nei prossimi giorni non venisse presentato il concordato preventivo, che già si aspettava atteso nei giorni passati. Per ora non sembra che ci siano soluzioni alternative al concordato per il salvataggio del gruppo ospedaliero, visto che la possibilità di finanziamenti proveniente dal Vaticano appare molto recondita.

Caro benzina: con l’aumento dell’Iva il prezzo sale ancora

La nuova manovra, per rinpinguare i numeri di cassa di stato, in attesa di essere approvata oggi in via definitiva anche alla Camera, prevede, come misura di austerity, l’aumento dell’IVA al 21%. Questo sicuramente influirà, in maniera negativa, sui prezzi dei carburanti. Il Presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, in un audizione in Senato, ha sottolineato che la decisione di innalzare di un punto percentuale l’IVA comporterà un ulteriore aumento, di 1,2-1,3 centesimi al litro, del costo della benzina. Questo, viene sottolineato, “non aiuta la ripresa dei consumi” soprattutto perché segue un lungo periodo di aumenti, dovuti alle incertezze politiche verificatesi nei Paesi di Africa e penisola araba, grandi produttori e fornitori di carburanti. Si è in attesa di vedere come reagiranno i mercati dinanzi a questa nuova manovra.